Se un'azienda ti paga in ritardo, la legge ti riconosce degli interessi e un piccolo rimborso per le spese di recupero. Molti freelance non lo sanno, o non li chiedono perché non sanno come fare il conto. Ecco come funziona, in parole semplici.
In Italia i ritardi di pagamento tra imprese e professionisti, e verso la pubblica amministrazione, sono regolati dal D.Lgs. 231/2002. In sintesi:
Le parti possono accordarsi diversamente in alcuni casi (per esempio termini più lunghi, entro certi limiti): se hai firmato un contratto, controlla cosa dice.
Il tasso di legge è il tasso di riferimento della Banca Centrale Europea più 8 punti percentuali. Viene aggiornato ogni sei mesi (1° gennaio e 1° luglio) e il Ministero dell'Economia lo pubblica in Gazzetta Ufficiale: cerca "saggio interessi di mora transazioni commerciali" con il semestre che ti serve. Si usa il tasso in vigore nel semestre in cui è iniziato il ritardo.
La formula è semplice:
Esempio con numeri inventati, solo per vedere il conto: fattura da 1.000 €, pagata con 45 giorni di ritardo, tasso del semestre (ipotetico) del 10%.
| Voce | Conto | Risultato |
|---|---|---|
| Interessi di mora | 1.000 × 10% × 45 ÷ 365 | 12,33 € |
| Rimborso forfettario | fisso | 40,00 € |
| Totale da chiedere in più | 52,33 € |
Prima di scrivere al cliente, sostituisci il 10% con il tasso ufficiale del semestre giusto.
Oltre agli interessi, il D.Lgs. 231/2002 prevede un importo forfettario di 40 € per i costi di recupero, dovuto per ogni fattura pagata in ritardo, senza dover dimostrare le spese. Se i costi reali sono stati maggiori (per esempio un avvocato), si può chiedere di più, ma lì serve un professionista.
Questa guida è informativa e non è una consulenza legale o fiscale. Le norme cambiano: per crediti importanti o situazioni contestate rivolgiti a un avvocato o al tuo commercialista.